Sala Maria Teresa

Maria Teresa d'AustriaQui sembra di entrare in una sala da ballo e sembra quasi che un valzer viennese ci stia accompagnando in quella che è sicuramente la più bella sala della Biblioteca Braidense. 

Dedicata appunto alla fondatrice della Biblioteca stessa, l’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo, che ci osserva dal quadro affisso all’ingresso, ritratto postumo dell’imperatrice, immortalata dai pennelli di Agostino Comerio, nel 1834, nell’atto di firmare il rescritto imperiale, con il quale venne fondata la Biblioteca (nel dipinto è ben visibile, sotto la mano sinistra dell’imperatrice, un foglio semi arrotolato sul quale si può leggere proprio l'inizio del rescritto stesso, che destinava all'uso pubblico la biblioteca Pertusati, primo nucleo librario della Braidense), oggi questa sala viene utilizzata per mostre (avete notato le teche lignee?), manifestazioni ed eventi culturali. 

La mano e l’ingegno del celebre architetto Piermarini sono anche in questa sala ben riconoscibili nella pregevole scaffalatura in legno di noce che, seguendo il modello della già citata seicentesca sala gesuitica (oggi sala lettura), corre lungo le pareti perimetrali della sala su due piani, con un ballatoio di disimpegno. 

Lo spazio in cui ci troviamo adesso era originariamente suddiviso in due piani, ciascuno dei quali inframmezzato da pareti interne, che ritagliavano una serie di piccole stanze: questa, nello specifico, era la zona dormitorio dei Gesuiti (sì, ci arriveremo). Fu appunto Piermarini, incaricato dei progetti di rinnovo, a disporre la demolizione delle pareti interne per ottenere uno spazio più vasto. 

E quei due lampadari che brillano?  

Settecenteschi, interamente in cristallo di Boemia (ecco spiegato il bagliore), ricostruiti con i resti di quelli che illuminavano il salone delle Cariatidi di Palazzo Reale, distrutti durante i bombardamenti della II guerra mondiale. 

Il Mappamondo qui situato, che a questo punto (ne siamo certi) avrà catturato la vostra attenzione, ve lo racconteremo al prossimo click. 

Il Mappamondo

Globo terrestre manoscrittoInizialmente posizionato in una delle sale che non vi abbiamo ancora mostrato, oggi Sala Cataloghi ma originariamente denominata Sala del Globo (per la presenza appunto di questo importante esemplare di sfera terrestre), questo globo terrestre ligneo fu il primo ad essere stato realizzato prevedendo lo schiacciamento dei poli.  

Per la progettazione e costruzione dello stesso, la Biblioteca, su iniziativa dell’allora direttore Robustiano Gironi, collaborò con l’Osservatorio astronomico di Brera e con l’Istituto Geografico Militare, cosicché fu possibile realizzare il mappamondo con metodi scientifici d’avanguardia e con l’obiettivo dell’eccellenza, grazie all’impegno di specialisti di elevata professionalità e collaudata esperienza. 

Fu l’artigiano Ubaldo Villa, con somma maestria, a disegnarlo e a costruirlo, sotto la supervisione scientifica dell’astronomo Francesco Carlini. La costruzione della parte meccanica fu invece affidata al “macchinista” (oggi chiamato "meccanico di precisione") Carlo Grindel.  

Su una larga fascia di ottone, che venne collocata sul cerchio dell’orizzonte, furono incise le latitudini e le longitudini delle principali città del mondo e le altezze in metri delle più note montagne. Su una casella di questo orizzonte fu inciso: “Globo terrestre costruito sulle più recenti carte geografiche e specialmente su quelle di Bruè, Lapie, I. Cary ecc. e sugli ultimi accreditati viaggi, cominciato l’anno 1819, compito lo anno 1829”.  

Curiosità: nei primi trent’anni di attività, la Biblioteca entrò in possesso di numerose carte geografiche e volumi di viaggi, nonostante Napoleone avesse dato ordine di sequestrare e portare a Parigi tutte le carte geografiche riguardanti l’Italia. Di questa cospicua raccolta facevano parte anche due mappamondi del secolo XVII, mancandone però un mappamondo moderno. Da qui nacque l’iniziativa di realizzarne uno.  

 

E adesso, ci spostiamo nell’adiacente e già citata Sala Cataloghi