L'atrio d'ingresso

Benvenuti in una delle sale più antiche della Biblioteca Braidense.
Ci accoglie subito il ticchettio di un orologio. È proprio quella pendola nell’angolo: un orologio di precisione del primo Ottocento, che ancora oggi scandisce il tempo della Biblioteca.
La pendola è stata realizzata dalla ditta Carlo Grindel, di Milano.
E questo odore di legno e radica di noce? Sono le scaffalature originali di fine Seicento.
Gli affreschi che adornano la volta del soffitto risalgono al 1823. Il lucernario è invece del 1880.
Come anticipato poc’anzi, siamo in una delle due sale più antiche della Biblioteca: le sale gesuitiche, adibite dai monaci proprio a biblioteca del loro istituto scolastico.
Questa nello specifico è la più piccola e fu Piermarini a trasformarla nel 1785, prima dell'apertura della Biblioteca, in una stanza di comunicazione e snodo tra quella che poi diventò la nuova sala e la grande sala della biblioteca gesuitica.
È qui che ogni giorno il personale della Braidense accoglie utenti e turisti in visita.
Sì, lo sappiamo: i più attenti si staranno chiedendo “I Gesuiti? Quando sono arrivati?”
Avete ragione, non ve ne abbiamo ancora parlato, ma vi avevamo avvisati: la timeline della Braidense è lunga e ricca, quindi, con un po’ di pazienza e ancora qualche click, riusciremo davvero a raccontarvi tutto.
Curiosità: dall’Atrio, un tempo avevano accesso alla biblioteca non solo i lettori e i visitatori ma anche i gatti. Agli inizi del Novecento, infatti, essi avevano libero accesso attraverso un piccolo sportello posto sul portone d’ingresso. Una volta chiusa al pubblico la biblioteca, quotidianamente il passaggio veniva aperto, per permettere ai gatti di entrare e dare la caccia ai roditori che rosicchiavano i libri. Questa abitudine proseguì fino al 1938 circa, quando il personale insistette per la chiusura dello sportellino, per evitare il carico eccessivo di pulizie dovute alle deiezioni dei felini.
Intanto, ci spostiamo nella Sala di lettura. Prego, dopo di voi.


